Archeologia

Vallée des Merveilles Clarence non si considerava un archeologo. Quando salì per la prima volta nella regione del Mercantour, nel 1881, sapeva certamente della presenza delle incisioni, ma lo scopo principale della sua visita era di completare le sue ricerche botaniche sulla flora mediterranea intorno a Bordighera con alcuni esemplari di flora alpina della regione. Si servì della stessa diligente e meticolosa pratica botanica quando decise di copiare le incisioni su roccia.L'area che comprende le incisioni è ora parte del parco nazionale francese del Mercantour, un po' più di un'ora di macchina a nord di Nizza e Mentone, nelle Alpi Marittime. Il Monte Bego (2872 m) è il più conosciuto, ma non il più alto, dei monti che dominano le due aree dove principalmente sono state trovate le incisioni.  La formazione geologica di questa regione è rara; lo scisto e l'arenaria qui sono acidi laddove, le Alpi Marittime sono formate per la maggior parte da calcare, quindi alcaline.


Quindi, non solo qui crescono piante diverse da quelle delle zone limitrofe, ma sopratutto, le superfici levigate dal ghiacciaio degli scisti e delle arenarie, facili da incidere, devono aver tentato l'uomo preistorico. Inoltre, la desolazione e l'aspetto selvatico di queste valli, la violenza dei fulmini nei temporali pomeridiani, può aver suggerito la presenza di agenti extra-naturali. Coloro che incisero queste rocce credevano di essere in questo luogo più vicini al loro dio? Di sicuro la natura di questi luoghi deve aver aggiunto elementi alla loro determinazione a lasciare delle traccie.

scan hi 24La neve precluse il successo alla visita di Clarence del 1881, ma egli ritornò nel 1885 e disegnò 50 incisioni. Quindi seguì un intervallo di 12 anni, nei quali Clarence fu occupato nell'apertura e nello sviluppo delle attività del museo (1888) che porta il suo nome. Inoltre visitò molti paesi stranieri, tra cui l'Egitto. Tuttavia, nel 1897, Bicknell decise di esplorare la regione in maniera più sistematica, affittando a questo scopo una casa a Casterino. Tramite il CAI (Club Alpino Italiano) era a conoscenza dell'esistenza di incisioni anche nella Valle di Fontanalba, un luogo più facilmente raggiungibile da Casterino, piccolo villaggio a nord ovest di Tenda.

Qui, ma anche nella Valle delle Meraviglie, eseguì 450 disegni, prima di realizzare che questo metodo non era il più accurato e passare quindi alla tecnica del frottage a matita (211 figure), e alla fotografia.Ritornò a Casterino nel 1898 per tre settimane, per eseguire 538 frottages e realizzare altre fotografie. Portò inoltre a valle due frammenti di roccia, uno per il British Museum e uno per il suo Museo di Bordighera.

Fino alla sua morte dieci anni dopo, copiò 12.718 incisioni, per la maggior parte di Fontanalba ma anche della Valle delle Meraviglie e Vallauretta.

Lasciò l'intera documentazione all'Università di Genova, ritenendo il proprio Museo inadeguato per una collezione così ampia.

Clarence divise le incisioni in otto categorie: figure cornute, aratri (immagine a destra), armi e utensili, ripari e proprietà, pelli, forme geometriche e forme miste. La sua intuizione chiave fu di riconoscere l'immagine dell'aratro coi buoi attaccati. Spesso, questi animali, rappresentati con strane corna, non sembrano dei buoi, ma lo sono, e rappresentano quasi la metà dei soggetti incisi.

Inoltre, Clarence notò che alcune delle armi erano simili alle alabarde caratteristiche dell'Età del Bronzo. Oggi queste figure sono datate, attraverso la comparazione con gli oggetti provenienti da siti archeologici, dall'Età del Rame fino all'Età del Bronzo, tra il 2700 e il 1700 BC, ovvero sono stimate essere antiche di 3000 anni.

Il maggior contributo di Clarence allo studio di queste incisioni è concentrato in “A Guide to the Prehistoric Rock Engravings in the Italian Maritime Alps”, la cui edizione più aggiornata è apparsa nel 1913. Si tratta solo di questo : una guida obbiettiva. Bicknell lasciava il lavoro speculativo a suoi contemporanei del calibro di Emile Cartailhac e di Arturo Issel, e applicò le sue doti, sviluppate in quanto botanico, di sistematicità e accuratezza, nel lavoro di copia di tutte le incisioni che trovò. Come disse lui stesso, "Bisogna raccogliere i fatti e lasciare agli altri il compito di studiarli più profondamente".

Ciò nonostante, Clerence naturalmente meditò sul significato delle incisioni. Sentiva che non erano solo il passatempo di pastori annoiati. La zona era troppo lontana e remota e le incisioni troppo numerose; realizzarle avrebbe richiesto molto più tempo di quello che un pastore dedica a sorvegliare il suo gregge. Per questo Clarence riteneva che le incisioni fossero testimonianze di un antico luogo di pellegrinaggio. "Non è necessario credere che ci fosse qualcosa di specialmente sacro al Monte Bego, o che vi risiedesse una divinità. Queste rocce colorate erano il loro archivio, la loro Gerusalemme, o Mecca, vennero qui per incidere qualcosa....ognuno sperando di ottenere qualche beneficio nel farle".

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Gli studi successivi hanno continuato il lavoro di Clarence. Dopo la sua morte, lo sculture italiano Carlo Conti, lavorò a un gran numero di stampi di gesso delle incisioni.
Dal 1967, l'eminente archeologo francese, Henry de Lumley, ha cominciato a lavorare su questo sito grazie alla collaborazione di cinque istituti di ricerca. La sua prima opera di sintesi, “Le Grandiose et le Sacré”, è stata pubblicata nel 1995. Nel frattempo, il numero di incisioni ritrovate era salito a 37.000, in quel momento il Bego era il più grande dei siti di arte in Europa. Oggi il sito ha perso questo primato in favore del sito di Valcamonica, situato nella pianura lombarda, a solo due ore dal Bego.

E' stato proprio Christopher Chppindale, uno dei più importanti archeologi del XXI secolo, associato del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell'Università di Cambridge, a valorizzare il lavoro di Clarence Bicknell e dargli visibilità grazie i suoi articoli su Antiquity e il suo libro  A High Way to Heaven. Il sito di Valcamonica conserva una delle collezioni più importanti al mondo di incisioni su roccia - più di 140.000 simboli e figure, incise a partire da 8.000 anni fa e per 8.000 anni, figure sui temi dell'agricoltura, la navigazione, la guerra e la magia.

A più di cent'anni dalla sua morte, l'ostinato lavoro in alta montagna di Clarence Bicknell rimane un modello ma la sua figura è anche ricordata per il suo importante contributo alla disciplina archeologica e alla comprensione dell'umanità preistorica

Susie Bicknell, aprile 2013
Grazie a Maddalena Cataldi per la traduzione di questa pagina (settembre 2014)

© 2013 2014. Testi ed immagini sono di proprietà de Christopher Chippindale, dell’Associazione Clarence Bicknell e della famiglia Bicknell. La riproduzione non è permessa senza autorizzazione scritta. 

Bibliografia:

A Highway to Heaven. Christopher Chippindale 1998
A Guide to the Prehistoric Rock Engravings in the Italian Maritime Alps.  Clarence Bicknell 1913
Le Grandiose et le Sacré.  Professor Henry de Lumley 1995
Clarence Bicknell: Science and Archaeology in the 19th Century (Antiquity 58: 172-81. 1984). Christopher Chippindale
Rock Carvings of the Merveilles and Littoral Aridity. 1988. Louis Barral, Suzanne Simone

 

 

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