Valle delle Meraviglie

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La Valle delle Meraviglie, nota in francese come Vallée des Merveilles, fa parte del Parco Nazionale del Mercantour,  nella Francia meridionale. Tutta la zona (comprese le valli) è appartenuta all’Italia fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale; a seguito di un referendum, il 16 settembre 1947 divenne francese e questo spiega l’uso dei toponimi in entrambe le lingue.

Questa valle, situata tra le aspre montagne del massiccio dell’Argentera, nelle Alpi Marittime, a nord della Riviera italiana, conserva la più grande quantità di incisioni rupestri d’Europa, risalenti all’età del Bronzo, insieme a quelle della Val Camonica, in Italia, e fa parte delle Aree Protette d’Europa.

Edward Berry (nipote di Clarence) e sua moglie Margaret Berry, ne narrano la storia nel loro libro “Alla Porta Occidentale d’Italia”, pubblicato nel 1931.

“Tra il Monte Bego e il Gran Capelet, due giganti delle Alpi Marittime, si trovano alcuni laghetti noti dal 1520 circa come i Laghi delle Meraviglie. Il nome deriva dalle straordinarie incisioni trovate su moltissime rocce nei dintorni, che rappresentano immagini a cui non sono ancora state date interpretazioni soddisfacenti.

FEdward Berry, Clarence Bicknell and Margaret Berry on the terrace of the Casa Fontanalba during a summer of archaeology, c.1910oto a sinistra: Edward Berry, Clarence Bicknell e Margaret Berry sulla terrazza
della Casa Fontanalba durante un'estate di archeologia, c.1910. Per maggiori informazioni sulla
lavoro dei Berrys scaricare un pdf qui.

“Una buona parte delle rocce sono di formazione permiana, e la maggior parte di quelle su cui sono state realizzate le incisioni hanno superfici liscie, piatte o arrotondate, levigate dall’azione dei ghiacciai del Quaternario. Le rocce, che contengono del ferro, e le superfici esposte all’aria per millenni, si sono alterate nel tempo acquisendo una patina sottile di colore giallo-rosso. Le incisioni, realizzate con un movimento di pressione-rotazione tramite quarzo, sono caratterizzate da micro-coppelle molto ravvicinate o giustapposte il cui impatto ha alterato la superficie della roccia stessa. Le incisioni sono da così tanto tempo esposte alle intemperie, che la superficie della roccia risulta ulteriormente patinata, di conseguenza l’osservazione di questi simboli può avvenire solo da una distanza ravvicinata.

“Si nota l’esistenza delle incisioni rupestri fin dal 1520 quando viene realizzata una mappa dei laghi delle Meraviglie, ma i simboli rappresentati non sembrano attirare l’attenzione di scienziati e studenti in Preistoria fino a quando un botanista inglese di nome Moggridge, residente a Mentone, richiama l’attenzione su questi strani disegni in un documento redatto in occasione del Congresso Internazionale di Archeologia Preistorica, tenutosi a Londra nel 1868. Ricerche successive attribuite a Rivière, Clugnet e Blanc, portano alla scoperta di circa 500 figure. Nel 1880 Molon fa riferimento alle incisioni vicino alla “Fontana Alba”, ma Celesia, tra il 1885 e il 1886, descrive per primo un numero ristretto di figure.

"Soltanto nel 1897 Clarence Bicknell, di Bordighera, inizia uno studio sistematico delle incisioni e dedica l’ultima parte della sua vita proprio a questo; muore nel 1918 e riesce a rilevare, tramite sfregamento, 7428 figure in Val Fontabalba, 5139 nella zona delle Meraviglie e 151 nelle valli circostanti, situate nel raggio di 2 kilometri dal monte Bego.

“Le incisioni racchiudono una grande varietà di soggetti, e le figure che rappresentano animali a corna sono più numerose delle altre. La caratteristica peculiare dei simboli del monte Bego è che essi sono incisi come se fossero visti dall’alto e non di profilo come quelli rinvenuti in Svezia o altrove... Il paesaggio, in entrambe le valli, è imponente e l’uomo sembra un pigmeo nella vastità del territorio roccioso, dove solo alcune chiazze d’erba e pochi fiori alpini mossi dal vento scuotono la monotonia delle pietre perpetue.

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“Bicknell suddivide le incisioni in otto categorie: 1) cornuti, 2) aratri, 3) armi, 4) uomini, 5) capanne e proprietà, 6) pelli di animali, 7) forme geometriche, 8) figure non determinate; fu il primo a notare le rappresentazioni di aratri o erpici.

“Il monte Bego, per via della posizione in cui si trova, è colpito da frequenti temporali e di conseguenza, per gli agricoltori dell’epoca, era sede di uno spirito maligno che dirige il clima. Blanc fu così colpito dalla sinistra toponomastica della zona (Cima del Diavolo, Valle dell’Inferno, Valmasca – Valle delle Streghe) che suggerì l’ipotesi che il possibile movente degli incisori fosse la necessità di ingraziarsi qualche terribile e sconosciuta divinità che abitava proprio il Monte Bego. Bicknell, Barocelli e Burkitt erano propensi a credere che questa teoria fosse la più probabile.

“Purtroppo gli incisori non hanno lasciato alcuna traccia dei loro strumenti o armi, e nessun luogo di sepoltura è stato ritrovato in questo territorio: chi erano e da dove arrivavano rimane un mistero irrisolto. Ogni estate, mandrie di mucche dalle pianure piemontesi e greggi di pecore dalla Riviera ligure vengono portate al pascolo in queste regioni alpine. È probabile che fossero proprio gli antenati degli allevatori di oggi ad incidere le rocce nella Preistoria.

Ulteriori studi sono stati fatti da Carlo Conti e dal professor Henry de Lumley; ma l’enorme mole di lavoro svolto da Clarence Bicknell rimane un punto fondamentale per lo studio dell’archeologia di oggi come di cento anni fa.

La Valle delle Meraviglie è ora una popolare destinazione : i suoi sentieri e i suoi rifugi sono molto frequentati per tutta la stagione estiva ed è proprio per evitare degradazioni o atti di vandalismo che i ricercatori ed il personale del Parco Nazionale del Mercantour hanno potenziato la sorveglianza di questo sito. Il Museo delle Meraviglie di Tenda, inaugurato nel 1996, offre una visita complementare della Valle e delle sue meraviglie, sensibilizzando il grande pubblico all’importanza della sua conservazione e proteggendo, almeno in parte, i suoi affascinanti misteri.

 

Testo di Marcus Bicknell, aprile 2013.

Offriamo i nostri più sentiti ringraziamenti ad Angela de Toma
del "Musée Départemental des Merveilles" a Tende per la traduzione.